Karl Marx
Karl Marx parte da Hegel, ma rovescia completamente la sua filosofia. Per Hegel, la realtà nasce dalle idee e dallo Spirito; per Marx, invece, sono le condizioni materiali della vita che determinano le idee, non il contrario. In altre parole, non è la coscienza che crea il mondo, ma il mondo che crea la coscienza. Se cambiano le condizioni economiche e sociali in cui le persone vivono, cambiano anche la cultura, la religione, la morale e la politica. Questa visione si chiama materialismo storico, perché spiega la storia a partire dalla materia, cioè dal modo in cui gli uomini producono ciò che serve per vivere.
Secondo Marx, la base di ogni società è il suo modo di produzione, cioè il modo in cui gli uomini organizzano il lavoro e i mezzi di produzione (le fabbriche, le terre, le macchine, le risorse). Sopra questa base economica si costruisce la sovrastruttura, che comprende le leggi, la politica, la religione, l’arte e la filosofia. Quando la base cambia, anche la sovrastruttura cambia. Quindi la storia è un processo di trasformazioni economiche che portano anche a trasformazioni sociali e culturali.
Ma questo processo non è pacifico: è mosso da contraddizioni e conflitti di classe. In ogni epoca, la società è divisa tra una classe che possiede i mezzi di produzione e una che lavora per essa. Nell’antichità c’erano padroni e schiavi, nel medioevo signori e servi, nell’età moderna borghesi e proletari. Questi conflitti di classe sono la vera forza che spinge la storia avanti. La borghesia, per esempio, ha sconfitto la nobiltà feudale e ha creato il capitalismo, ma a sua volta il capitalismo crea le condizioni per la nascita di una nuova classe rivoluzionaria: il proletariato, cioè gli operai.
Nel sistema capitalistico, secondo Marx, gli operai producono tutto il valore con il loro lavoro, ma non ne ricevono il giusto compenso: il capitalista si appropria di una parte del valore prodotto, che Marx chiama plusvalore. In questo modo, il lavoratore viene sfruttato e alienato, cioè separato dal frutto del suo lavoro e dalla propria umanità, perché lavora non per sé ma per il profitto di altri. L’alienazione si manifesta anche nel fatto che l’uomo diventa un ingranaggio del sistema economico, invece di essere un individuo libero e creativo.
Marx crede che questa situazione non possa durare per sempre. Le contraddizioni del capitalismo — la disuguaglianza, le crisi economiche, la povertà — porteranno prima o poi alla rivoluzione proletaria, in cui gli operai prenderanno coscienza della loro forza e abbatteranno il sistema capitalistico. Dopo la rivoluzione nascerà una società senza classi e senza sfruttamento, cioè il comunismo, dove i mezzi di produzione saranno di tutti e il lavoro sarà davvero libero e umano.
Per Marx, dunque, la filosofia non deve solo spiegare il mondo, ma servire a cambiarlo. La sua famosa frase è: “I filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di trasformarlo.” In questo senso, la sua filosofia non è un semplice pensiero teorico, ma un progetto di liberazione concreta dell’uomo.

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